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Una delle più grandi prove che gli esseri umani affrontano sulla terra è vedere le cose come sono — strappare i veli dell’illusione tessuti dalle nostre stesse menti, emozioni e pregiudizi, e incontrare la vita, le persone e gli eventi così come veramente sono. La maggior parte del tempo, mentre crediamo di osservare il mondo esteriore, stiamo in realtà osservando solo i riflessi del nostro mondo interiore, del nostro condizionamento e delle nostre reazioni meccaniche.

Come sottolinea il Maestro Ergun Arıkdal nella sua opera Kendini Bilmek (Conoscere Se Stesso), l’essere umano ha gradualmente scivolato in una vita unidimensionale, ha legato tutte le facoltà di percezione al canale del corpo, ed è diventato come una creatura incompleta che tenta di volare con un’ala sola. Senza la disciplina di vedere le cose come sono, questa vita monolaterale perpetua se stessa. Questa incompletezza blocca la valutazione obiettiva degli eventi e delle persone. Il passo più fondamentale dell’evoluzione spirituale è precisamente la virtù di accettare tutto come è.
Perché Non Possiamo Vedere le Cose Come Sono: Il Filtro della Percezione
L’ostacolo più profondo nel vedere le cose come sono risiede nella nostra illusione riguardo alla nostra completezza. Come spiega P. D. Ouspensky in The Psychology of Man’s Possible Evolution, la prima cosa che una persona deve conoscere è che egli non è «uno»; piuttosto, è composto di innumerevoli «sé» che cambiano costantemente. Poiché udiamo lo stesso nome e abitiamo lo stesso corpo giorno dopo giorno, crediamo di possedere un ego continuo e immutabile. Questa illusione ci tradisce non solo interiormente ma anche quando cerchiamo di valutare altre persone e eventi.
Come sottolinea Maurice Nicoll in Psychological Commentaries on the Teaching of Gurdjieff and Ouspensky, al livello della coscienza dell’uomo addormentato tutto appare soggettivo; mentre al quarto livello — lo stato di coscienza obiettiva — tutto è visto come veramente è, e non c’è spazio per alcuna illusione o apparenza ingannevole. Fin quando valutiamo altre persone attraverso le associazioni che abbiamo costruito su di loro — cioè, attraverso immagini immagazzinate dal passato — non le vedremo mai veramente; le manterremo soltanto prigioniere nelle nostre associazioni. La stessa pratica di vedere le cose come sono inizia con il rilascio di queste immagini ereditate.
Vedere Senza Giudicare: Lo Specchio Interiore della Critica
Il cammino verso l’accettazione di un altro essere umano come è passa attraverso l’abbandono del giudizio e della critica. Quando critichiamo gli altri, stiamo in realtà proiettando su di loro i punti oscuri dentro noi stessi. Come gentilmente ci ricorda la guida spirituale White Eagle in The Quiet Mind, non puoi giudicare un altro essere; non puoi conoscere le vite precedenti di quella persona, il carico karmico che la spinge ad agire come fa, o se essa è uno strumento dei Signori Superiori del Karma. Incontrare le invisibili ferite del cuore e la stanchezza di un altro con comprensione è scegliere l’amore stesso.
Nicoll, ancora negli stessi commentari, suggerisce che quando riconosciamo che tutto quello che critichiamo negli altri è vivo anche dentro noi stessi, la coscienza si sposta dal suo stato soggettivo a quello obiettivo. Quando iniziamo a vedere il nostro prossimo in noi stessi e noi stessi nel nostro prossimo, avviene una vera espansione della coscienza, e il giudizio diventa impossibile. Nella psicologia moderna il principio di unconditional positive regard di Carl Rogers sta come il controparte terapeutico di questa stessa verità: il modo per trasformare un essere umano è smettere di giudicare e riceverlo completamente. Vedere le cose come sono, in questa luce, è esso stesso un atto di amore.
La Legge Cosmica negli Eventi: Il Principio di Causalità
Vedere gli eventi che incontriamo nella vita come sono richiede una profonda riverenza per la legge cosmica e il principio di causalità (causa ed effetto). Tendiamo a vedere soltanto la superficie, l’aspetto doloroso degli eventi. Eppure come sottolinea Bedri Ruhselman in The Spirit and the Universe (Ruh ve Kâinat), anche all’interno dei risultati apparentemente catastrofici di un terremoto che rovescia intere città, di un’alluvione vasta o di un’eruzione vulcanica, ci sono significati nascosti che servono l’umanità come lezioni pratiche.
Quando gli esseri umani smettono di lottare contro l’aspetto sensoriale grossolano degli eventi e ascendono invece attraverso la conoscenza delle leggi universali e del principio di causalità, iniziano a comprendere il linguaggio che gli eventi parlano. Ogni evento è un’opportunità di esperienza posta davanti all’anima nel suo cammino evolutivo. Come afferma The Divine Order and the Universe (İlahi Nizam ve Kâinat), anche i sentimenti e le azioni più ideali che un essere umano incontra in questo mondo — quelli che contiamo come sopramateriali — sono in verità funzioni della materia a fluidità elevata; ogni contrasto in natura è uno strumento perché l’anima risvegli la sua coscienza attraverso la conoscenza comparativa.
La voce di questa stessa intuizione nella filosofia antica è lo Stoicismo. Nell’Enchiridion di Epitteto, quel famoso principio — «Gli uomini non sono disturbati dalle cose che accadono, ma dai giudizi che formano su di esse» — è l’espressione più chiara in Occidente del principio di causalità. Marco Aurelio continua la stessa linea nelle sue Meditazioni: rivolgersi alla nostra reazione piuttosto che all’evento è l’unico vero campo della libertà umana. La conoscenza spirituale antica e la filosofia ellenistica sussurrano, in lingue diverse, la stessa verità: vedere le cose come sono è la porta alla libertà interiore — e vedere le cose come sono è il primo passo che l’apre.
La comprensione di questo ordine cosmico richiede anche flessibilità e armonia. Come spiega Arıkdal in Positive Living (Pozitif Yaşam), la capacità di armonia è la capacità di piegarsi con ogni cambiamento materiale, ogni ascesa e caduta nel cosmo; questo è il marchio più elevato di un essere intelligente e consapevole. La resistenza agli eventi non fa che moltiplicare la sofferenza. Secondo la legge del pendolo, la vita oscilla per sempre tra opposti. Finché non accettiamo che gli eventi dolorosi sono necessari per la nostra evoluzione, continueremo a calcolare, a lamentarci dell’ingiustizia. Eppure ogni esperienza è il materiale evolutivo stesso su cui siamo destinati a lavorare. Vedere le cose come sono significa riconoscere ogni evento come un’offerta deliberata sul sentiero.
L’Accettazione Sufi: Testimoniare la Manifestazione Divina
Dalla prospettiva sufi ed esoterica, vedere le cose come sono significa testimoniare la manifestazione (tajallī) del Creatore in tutte le cose e arrendersi alla volontà divina.
Come sottolinea Muhyiddin Ibn Arabi in The Bezels of Wisdom (Fusus al-Hikam), colui che raggiunge la stazione della resa e della contentezza vede la Realtà dietro gli eventi; spogliato della sua stessa volontà e attributi, accetta tutto come l’atto di Dio.
L’uomo perfezionato, che vede l’esistenza con l’occhio del Reale, valuta ogni incontro come una manifestazione, e libera il suo cuore dai disagi del talwīn (il cambiamento costante degli stati interiori), diventando libero dal dolore. In questo senso, vedere le cose come sono e testimoniare la tajallī sono uno e lo stesso atto. Questa profonda accettazione inizia quando una persona realizza che la sua stessa esistenza parziale è, di fronte all’Assoluto, nulla.
Il Metodo Pratico per Vedere le Cose Come Sono: «L’Osservatore di Sé»
Come raggiungiamo allora questo stato di accettazione e di vedere gli eventi come sono? L’unico metodo pratico è subire una separazione interiore e osservare noi stessi senza giudizio. Come sottolinea Arıkdal in Kendini Bilmek (Conoscere Se Stesso), finché l’essere umano non si divide in «L’Osservatore di Sé» e il «Lato Osservato», non potrà mai spostarsi da dove si trova. Dobbiamo osservare gli stati d’animo, i pensieri, le bugie e le scuse che fluiscono attraverso di noi come se venissero dall’esterno, come uno spettatore a un film. Solo allora vedere le cose come sono diventa una realtà vissuta piuttosto che una teoria.
Una bella metafora per questa separazione interiore è nascosta nel detto «Tu sei il cielo; tutto il resto è solo il tempo»: la coscienza è come il cielo stabile, mentre i pensieri e i sentimenti sono nuvole che passano. Come sottolinea Maurice Nicoll, L’Osservatore di Sé non prende parte; è totalmente puro, semplice, una macchina fotografica non critica. Quando osserviamo noi stessi senza critica e senza cercare di giustificarci, lasciamo che un raggio di luce scivoli negli angoli scuri del nostro mondo interiore; quella luce ci guarisce permettendoci di accettare la vita come è.
Nella psicologia moderna, l’opera di Tara Brach su Radical Acceptance (Accettazione Radicale) dimostra che la pratica della consapevolezza opera precisamente attraverso questa testimonianza non critica: nel momento in cui sospenderemmo il giudizio, la resistenza interiore si dissolve e la trasformazione inizia di per sé. È precisamente così che vedere le cose come sono guarisce: il giudizio si dissolve, la presenza ritorna.
Realizzare che, nel reagire a un evento emotivo o mentale, la reazione non è veramente «noi» — questa è la chiave alla libertà. Se non possiamo trasformare le impressioni che la vita lascia su di noi, rimaniamo mere macchine governate da fenomeni esterni. Le parole di Viktor Frankl, distillate dalla sua esperienza nel campo di concentramento, sono forse l’espressione più potente di questo principio: «Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta risiede la nostra crescita e la nostra libertà». Inserire la consapevolezza in quello spazio è rendere visibile il divario. Quando riusciamo in questo, abbracciamo non solo i difetti degli altri ma anche le contraddizioni dentro noi stessi con gentilezza. Vedere le cose come sono, allora, non è un’unica intuizione ma un esercizio quotidiano di pausa in quel divario.
Come l’opera compilata di Michael Newton Destiny of Souls (Destino delle Anime) descrive il modo in cui le nostre vite vengono riviste quando passiamo nel regno dello spirito: anche lì, gli esseri avanzati esaminano le nostre esperienze non con un’autorità giudicante ma con tolleranza infinita, pazienza e amore assoluto. La non-critica non è meramente una virtù mondana; è, per così dire, il linguaggio stesso del cosmo — il cosmo stesso è nell’affari di vedere le cose come sono.
Dal Falso Sé alla Totalità: La Liberazione nel Vedere le Cose Come Sono
In breve, vedere la vita, le persone e gli eventi come sono — e accettarli — non è né sottomissione passiva né debolezza. Al contrario, è l’integrazione attiva dell’essere umano con l’ordine universale e divino, avendo lasciato la prigione stretta costruita dall’ego (la personalità falsa). Quando realizziamo che ogni persona intorno a noi sta combattendo la sua stessa lotta evolutiva giustificata dentro la sua stessa confusione, e che ogni evento che sorge in natura è stato disegnato per la nostra crescita spirituale, la violenza e la rabbia nei nostri cuori lasciano il posto a una profonda compassione. Vedendo le cose come sono, scopriamo che la compassione era nascosta dentro l’accettazione tutto il tempo.
Ogni individuo che avanza sul sentiero dell’auto-conoscenza, quando afferra la sua stessa nullità attraverso l’osservazione non critica, raggiungerà la padronanza dell’accettare la vita — in tutte le sue dimensioni — con serenità e amore, abbracciando l’immensa ricchezza della totalità cosmica. Vedere le cose come sono — cioè, guardare senza veli — è l’unica chiave alla libertà e all’amore.
RIFERIMENTI
- Arıkdal, Ergun. Kendini Bilmek (Conoscere Se Stesso). Ruh ve Madde Yayınları.
- Arıkdal, Ergun. Pozitif Yaşam (Vivere Positivamente). Ruh ve Madde Yayınları.
- Aurelius, Marcus. Meditazioni.
- Brach, Tara. Radical Acceptance: Embracing Your Life with the Heart of a Buddha. Bantam, 2003.
- Epictetus. Enchiridion.
- Frankl, Viktor E. Man’s Search for Meaning.
- Ibn Arabi, Muhyiddin. The Bezels of Wisdom (Fusus al-Hikam).
- Newton, Michael. Destiny of Souls.
- Nicoll, Maurice. Psychological Commentaries on the Teaching of Gurdjieff and Ouspensky.
- Ouspensky, P. D. The Psychology of Man’s Possible Evolution.
- Rogers, Carl. On Becoming a Person: A Therapist’s View of Psychotherapy.
- Ruhselman, Bedri. The Divine Order and the Universe (İlahi Nizam ve Kâinat).
- Ruhselman, Bedri. The Spirit and the Universe (Ruh ve Kâinat).
- White Eagle. The Quiet Mind.