Dall’Illusione dell’Entusiasmo al Silenzio Dignitoso della Coscienza: Vanagloria e Verità

Introduzione: Il Conflitto Eterno tra l’Entusiasmo e la Coscienza

Nel frastuono della vita moderna, tutti ci troviamo prima o poi davanti alla stessa domanda silenziosa: la nostra fretta di esprimerci, di dimostrare chi siamo, di renderci visibili, ci appartiene davvero? Questa fretta lascia spesso dentro di noi un grande tumulto e una falsa sensazione di vitalità — quello stato di entusiasmo rumoroso, effimero, plasmato dagli stimoli esterni, che gli insegnamenti antichi chiamano «vanagloria».

La verità, invece, si trova esattamente all’opposto: è una vigilanza silenziosa, profonda, immutabile, che vede ogni cosa così com’è. La vanagloria è effimera, superficiale, arriva col vento e col vento se ne va; la verità è invece una realtà permanente, còlta nel nucleo stesso dell’essere attraverso un’espansione verticale della coscienza. In questo articolo, seguendo le tracce della scuola di Gurdjieff-Ouspensky, di Eckhart Tolle, di Ergün Arıkdal e della concezione sufi del tawhid, scopriremo insieme da dove nasce la vanagloria, con quali volti si presenta oggi, e come possiamo risvegliarci — liberandoci da questa illusione — al silenzio dignitoso della verità. In breve: la vanagloria è la bella menzogna che raccontiamo a noi stessi; la verità è ciò che resta quando quella menzogna tace.

La vanagloria che si riversa da una maschera dorata infranta, e un'unica fiamma che arde silenziosa nel buio — il silenzio dignitoso della verità
La vanagloria si dissolve nel rumore; la verità continua ad ardere in silenzio.

La Falsa Personalità: Come Nasce la Vanagloria?

Secondo la scuola di Gurdjieff-Ouspensky, la più grande illusione dell’essere umano è credersi un «tutto» unico, continuo e dotato di volontà propria [1]. In realtà il quadro è molto più frammentato: l’uomo comune è in verità una molteplicità; nella sua mente, nelle sue emozioni, nel suo corpo vivono innumerevoli piccoli «io» che mutano di continuo e non si riconoscono l’uno con l’altro [2]. Il fatto che la persona, nonostante questo caos interiore, si attribuisca un’immaginaria unità, cadendo nell’illusione «io agisco, sono io a decidere», è interamente un prodotto della fantasia [3]. La vanagloria entra in scena proprio a questo punto, come riflesso difensivo di questa unità immaginaria.

Maurice Nicoll, nella sua opera Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky (orig. tur. Gurdjieff ve Ouspensky Öğretisi Üstüne Psikolojik Yorumlar), riassume questo concetto con un’osservazione folgorante: ogni essere umano, nel corso della vita, in qualche modo «si inventa» [4]. Questa invenzione fittizia si chiama Falsa Personalità (False Personality) — una struttura fatta interamente di un’immagine, di un «sembrare di fare» e di maschere plasmate sulle aspettative del mondo esterno [5][6]. Nicoll racconta di una donna di servizio che si vanta dei suoi nobili antenati, o di un intellettuale che si inorgoglisce del proprio sapere — entrambi provengono dalla stessa radice, entrambi sono esempi di vanagloria, sforzi della Falsa Personalità per autoalimentarsi [7].

Oggi questa frenesia di «autoinventarsi» vive forse il suo apice nella vetrina scintillante dei social media: costruiamo personalità digitali fittizie e corriamo senza sosta dietro a elogi, approvazioni e riconoscimenti [8]. George Ivanovich Gurdjieff chiama «Kundalini» la forza ipnotica che tiene l’umanità in questo sonno, impedendole di vedere il proprio vero stato [9] — l’essere umano sotto questa ipnosi vive in un mondo di fantasia in cui, pur essendo in realtà una pecora, si crede un leone o un’aquila [10].

Le due armi più potenti nelle mani della Falsa Personalità sono i «tamponi» (buffers) e la propria autogiustificazione [11]. I tamponi sono spesse mura innalzate tra le credenze e i comportamenti contraddittori della mente [12]; grazie a questi muri la persona non vede le enormi incoerenze dentro di sé, e conserva in ogni circostanza l’illusione «io ho sempre ragione» [13]. Come dice Nicoll, «è la vanità di sé stessi a giustificare il nostro comportamento meccanico e a impedirci di vedere che siamo macchine» [14]. Ecco: la vanagloria è proprio la voce rumorosa e presuntuosa con cui questa vanità di sé si manifesta all’esterno.

I Drammi dell’Ego e la Vanagloria: Tempeste che si Scatenano per Aver Ragione

Il maestro spirituale contemporaneo Eckhart Tolle, nei suoi libri Il Potere di Adesso e Un Nuovo Mondo, descrive con grande chiarezza questa profonda disfunzione dell’ego. Secondo Tolle, l’ego è un falso senso di sé, nato dal confondere la parola «io» con un’immagine mentale — con forme esteriori come il possesso, il sapere, lo status sociale, i sistemi di credenze [15]. Poiché vive in un costante senso di insufficienza e minaccia, ha bisogno di essere difeso e nutrito senza sosta [16]. La vanagloria è il metodo più rumoroso a cui l’ego ricorre per saziare questa fame.

Il nutrimento preferito dell’ego è il desiderio di «avere ragione» e di far sì che l’altro «abbia torto» [17] — Tolle afferma che questa è una forma nascosta di violenza, generata da una profonda incoscienza [18]. Con le sue stesse parole: «Una volta che avete smesso di identificarvi con la vostra mente, avere ragione o torto non fa più alcuna differenza per il vostro senso di identità… A quel punto il vostro senso di identità non deriva più dalla mente, ma da un luogo più profondo e reale dentro di voi» [19].

L’ambizione di aver ragione produce inevitabilmente drammi [20]. La mente egoica percepisce la vita come un universo ostile, ed entra in una continua lotta di potere con le altre menti egoiche [21]: «quando due o più ego si incontrano, ne nasce un dramma di un tipo o dell’altro» [22]. La vanagloria sul piano sociale e culturale odierno non è altro, in fondo, che il trasferimento di questi drammi egoici sulla scena collettiva [23]. L’ego che si identifica eccessivamente con identità nazionaliste, politiche o religiose si nasconde dietro slogan chiassosi e difese vanagloriose, per dimostrare la propria falsa grandezza e reprimere la paura di insufficienza che porta dentro di sé [24]. La verità, invece, non ha bisogno di essere difesa: perché tutto ciò che è reale è prova di sé stesso [25].

L’Emotività e la Vanagloria: «L’Uomo Emotivo Non Può Essere Libero»

Il maestro Ergün Arıkdal, uno dei pionieri del neo-spiritualismo in Turchia, sostiene — nelle sue opere La Chiave della Libertà: Conoscere Sé Stessi (orig. tur. Özgürlüğün Anahtarı: Kendini Bilmek) e Lo Scopo della Vita: Vita Positiva (orig. tur. Hayatın Hedefi: Pozitif Yaşam) — che uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo spirituale è l’«emotività»: cioè lo sfruttamento dei sentimenti e le emozioni incontrollate. Con la sua affermazione folgorante: «L’emotività è un verme dannoso che rode il nostro corpo spirituale» [26]. E la vanagloria, molto spesso, cavalca proprio questo verme, spacciandosi per entusiasmo o slancio.

Molti di noi vanno fieri dei propri eccessi emotivi, del pianto e dei lamenti, o delle proprie «fantasticherie poetiche», credendo che si tratti di un’elevata spiritualità [27]. Ma secondo Arıkdal questa condizione è una schiavitù priva di coscienza: «Avere il cuore spezzato, gli occhi in lacrime, coltivare fantasticherie poetiche non è sensibilità… L’essere umano mostra sviluppo di coscienza e crescita spirituale attraverso un comportamento razionale e valutazioni oggettive» [28]. Come si legge in Vita Positiva, in modo breve e netto: «L’uomo emotivo non può essere libero» [29].

L’uomo emotivo non è legato alla propria ragione, alla propria intelligenza superiore, bensì ai propri istinti, ai propri desideri e agli stimoli meccanici che giungono dall’esterno [30]. Non è un agente attivo, ma una macchina che si limita a reagire agli stimoli esterni [31] — «è quasi impossibile che l’uomo emotivo possa esercitare la propria libertà di scelta» [32]. Ed è esattamente qui che la vanagloria entra in scena, come l’incitatore più diffuso di questa schiavitù emotiva: ci esaltiamo per discorsi vanagloriosi che non sono passati al vaglio della ragione e della coscienza, ci riempiamo di collere passeggere o cadiamo in una grande tristezza. Tutto ciò non è altro che uno spreco dell’energia della coscienza, una degenerazione del potenziale spirituale [33].

L’evoluzione spirituale non consiste nell’annientare l’emotività, bensì nel tenerla sotto controllo sostenendola con la ragione, e nel condurla verso la realtà dell’Unità (Wahdat) [34].

La Profondità del Sufismo: l’«Ana al-Haqq» di Mansur e l’«Ana Rabbukum al-A’là» del Faraone

È forse il Sufismo a raccontare nel modo più folgorante questa distinzione tra vanagloria e verità, attraverso i gradi del nafs e la comprensione del tawhid. Il gradino più basso del nafs, il «nafs al-ammara» (l’anima che comanda al male), è il centro dell’ego e degli entusiasmi vanagloriosi [35]; finché la persona si crede un’entità indipendente, un centro di potere autonomo che fa tutto con la propria forza, non può uscire da questa oscurità [36].

Il grande mistico Muhyiddin Ibn ‘Arabi racconta l’unità dell’essere — la Wahdat al-Wujud — nelle sue opere Lubb al-Lubb (L’Essenza dell’Essenza) (orig. tur. Lübb’ül-Lübb, Özün Özü) e Fusus al-Hikam. Secondo lui, ciò che esiste realmente è soltanto Dio; ogni cosa creata è un riflesso dei Suoi nomi e attributi [37]. Il più grande errore del servo è vedere in sé stesso un’esistenza autonoma: «L’esistenza che credi essere la tua non è tua. L’esistenza è l’esistenza di Dio, non esiste altra esistenza» [38].

Seguace di Ibn ‘Arabi, il maestro melamita Sayyid Muhammad Nur al-Arabi afferma che uno dei più grandi pericoli lungo il cammino dello sviluppo spirituale (sayr wa suluk) è la possibilità che il servo «costruisca» (takwin) il Vero secondo la propria mente [39]. Il takwin è l’atto per cui il servo scambia le proprie fantasie mentali, le proprie illusioni, i propri desideri egoici per «verità divina», creando così un dio nella propria testa [40] — questo è forse il punto estremo della vanagloria spirituale. L’essere umano si inganna scambiando l’entusiasmo e le fantasie prodotte dal proprio nafs per autentiche manifestazioni divine [41].

Questa linea sottile e tagliente tra vanagloria e verità, nel Sufismo, è simboleggiata dalla differenza tra le affermazioni di al-Hallaj e quelle del Faraone. Secondo le fonti melamite, quando Mansur eliminò la propria volontà parziale (juz’i ihtiyar, la volontà egoica) e si inebriò del vino dell’unità, la sua personalità si dissolse del tutto (raggiunse la fana) e dalla sua bocca, senza alcuna volontà propria, scaturì il grido «Ana al-Haqq» — «Io sono il Vero» [42]. Questo grido non è un’affermazione egoica, ma la verità assoluta stessa, ed è stato per Mansur una grazia [43].

Il Faraone, al contrario, con la propria egoità, la propria superbia e la propria vanagloria mondana, disse «Ana Rabbukum al-A’là» — «Io sono il vostro signore, l’altissimo» [44]. Mentre l’«Ana al-Haqq» di Mansur è il risveglio silenzioso della verità, l’affermazione del Faraone è la vanagloria e la maledizione stesse [45].

Le Vie per il Superamento: Verso la Coscienza Morale Ragionevole e la Stazione del Nulla

La vanagloria è un sonno; risvegliarsi da esso e raggiungere la quiete della verità non è un cammino facile, richiede una dura lotta interiore e uno sforzo cosciente. Ma le fonti antiche ci indicano anche vie concrete e praticabili:

  1. L’Auto-osservazione Non Critica e la Non-identificazione: come afferma George Ivanovich Gurdjieff, il primo passo del risveglio è osservare onestamente la nostra meccanicità, i nostri «io» contraddittori interiori e la Falsa Personalità [46]. È essenziale non reagire immediatamente agli stimoli che provengono dal mondo esterno, ma fare interiormente un passo indietro rispetto ad essi [47]. Con le parole di Eckhart Tolle, prendere le distanze dalla mente e dai pensieri e diventare la coscienza testimone che osserva (la Presenza) dissolve rapidamente l’ego [48].
  2. Sentire il Proprio Nulla: l’essere umano deve comprendere profondamente di non poter fare nulla da solo, di essere semplicemente una macchina, e che in sé non esiste un «Io» permanente [49]. Come dice Maurice Nicoll, «il senso di impotenza e di nullità che nasce dal comprendere di essere una macchina non ha nulla a che vedere con le emozioni negative… dietro questo sentimento si nasconde la pace» [50]. Questa consapevolezza del nulla abbatte i giganti della superbia e dell’orgoglio e rende passiva la Falsa Personalità [51] — ed è esattamente qui che si apre la porta verso la Stazione dell’Accettazione (Rıza).
  3. Mettere in Moto la Coscienza Morale Ragionevole: il maestro Ergün Arıkdal afferma che la via per superare le ondate di emotività del nafs è la «Coscienza Morale Ragionevole» [52]: l’uso della coscienza morale sostenuto dalla ragione e dalla conoscenza oggettiva [53]. In questo modo l’essere umano può agire non con entusiasmi vanagloriosi momentanei, ma con calma, giustizia, rispetto e senso del dovere [54]. «Questa non è più l’epoca in cui si agisce a caso, mossi dall’emotività; è l’epoca in cui si agisce con la conoscenza» [55] — e questo richiede una pazienza tenace che si estende nel tempo. La vanagloria arriva facile, la pazienza è difficile — ma ciò che dura è sempre la seconda.
  4. Il Maestro Perfetto (Murshid-i Kamil) e la Guida: mentre osserviamo noi stessi, la nostra tendenza a ingannarci tramite l’autogiustificazione e i tamponi è molto forte [56]. Per questo abbiamo bisogno dello specchio di una guida oggettiva (il Murshid-i Kamil, il Maestro Perfetto) e del sostegno di una comunità cosciente e risvegliata [57]. Il maestro solleva il velo della dualità nell’illusione del salik e i veli di oscurità nel suo nafs, mostrandogli la verità [58].

Conclusione: Dalla Fana (Estinzione) dell’Entusiasmo Vano alla Baqa (Permanenza) della Verità

La vanagloria è un sogno rumoroso, colorato e ingannevole che l’anima umana sogna nel proprio sonno — un disperato gioco di illusioni che l’ego mette in scena per farsi confermare la propria esistenza e per colmare il vuoto che porta dentro [59]. Ma questo gioco, presto o tardi, produce ancora più dolore, dramma e confusione [60]. E il dolore è già di per sé un fuoco in cui l’ego brucia lentamente fino a ridursi in cenere; alla fine costringe l’essere umano ad abbandonare il falso [61].

La verità, invece, purificata da tutte queste pretese rumorose, da queste maschere false, da questi ruoli artificiali, è l’ordine cosmico stesso, silenzioso e permanente [62]. Quando l’essere umano si toglie di dosso e getta via quel cappotto pesante e ornato della Falsa Personalità, scopre l’autentica invulnerabilità del proprio essere essenziale [63]. Questo risveglio inizia con la consapevolezza del proprio nulla e del proprio vero posto all’interno dell’unità cosmica [64].

Non dimentichiamolo: «Le menzogne uccidono l’Essenza» [65]. Le rappresentazioni immaginarie che costruiamo su noi stessi, le pretese vanagloriose, sono veleni che arrestano lo sviluppo spirituale [66]. Il potere autentico non risiede negli exploit vistosi e rumorosi, ma nel silenzio dignitoso della coscienza, nel sussurro giusto della coscienza morale, nel vino della verità bevuto dalla mano di un maestro [67]. Quando ci liberiamo dallo svanire negli entusiasmi effimeri della vanagloria e ci risvegliamo alla baqa infinita della verità, diventiamo parte della coscienza eterna filtrata dall’ordine cosmico e dalle luci divine [68].


Note e Riferimenti Bibliografici — 68 fonti (clicca per espandere)
  1. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky (orig. tur. Gurdjieff ve Ouspensky Öğretisi Üstüne Psikolojik Yorumlar), Vol. 1, Istanbul: Ruh ve Madde Yayınları, 2001, p. 239.
  2. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 239.
  3. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 239.
  4. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 4, Istanbul: Ruh ve Madde Yayınları, 2002, p. 15.
  5. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, Istanbul: Ruh ve Madde Yayınları, 2001, p. 277.
  6. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  7. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  8. Eckhart Tolle, Un Nuovo Mondo (orig. tur. Varolmanın Gücü), Istanbul: Koridor Yayıncılık, 2007, p. 25.
  9. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 31.
  10. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 31.
  11. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  12. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  13. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  14. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  15. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, Istanbul: Akaşa Yayınları, 1997, p. 67.
  16. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 67.
  17. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 63.
  18. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 63.
  19. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 63.
  20. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 187.
  21. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 187.
  22. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 187.
  23. Eckhart Tolle, Un Nuovo Mondo, p. 25.
  24. Eckhart Tolle, Un Nuovo Mondo, p. 25.
  25. Eckhart Tolle, Un Nuovo Mondo, p. 25.
  26. Ergün Arıkdal, La Chiave della Libertà: Conoscere Sé Stessi (orig. tur. Özgürlüğün Anahtarı: Kendini Bilmek), Istanbul: Enstitü Yayınları, 2023, p. 84.
  27. Ergün Arıkdal, La Chiave della Libertà: Conoscere Sé Stessi, p. 84.
  28. Ergün Arıkdal, La Chiave della Libertà: Conoscere Sé Stessi, p. 84.
  29. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva (orig. tur. Hayatın Hedefi: Pozitif Yaşam), Istanbul: Enstitü Yayınları, 2025, p. 266.
  30. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 266.
  31. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 266.
  32. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 266.
  33. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 178.
  34. Ergün Arıkdal, La Chiave della Libertà: Conoscere Sé Stessi, p. 84.
  35. Sevim Yılmaz, «I Gradi del Nafs in Yunus Emre» (orig. tur. «Yunus Emre’de Nefs Mertebeleri»), DergiPark, 2025, p. 42.
  36. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, al-Anwar al-Muhammadiyya fi Sharh Risalat al-Wujud (orig. tur. el-Envâru’l-Muhammediyye fî Şerhi Risâleti’l-Vücûd), f. 13a.
  37. P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo: «Conoscere Sé Stessi» (orig. tur. İnsanın Gerçeği “Kendini Bilmek”), Istanbul: Ruh ve Madde Yayınları, 1994, p. 458.
  38. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali (Commento alle Parole dell’Imam Ali) (orig. tur. Şerh-i Kelâm-ı İmam Ali), Istanbul: Ruh ve Madde Yayınları, p. 126.
  39. Muhyiddin Ibn ‘Arabi, Lubb al-Lubb (L’Essenza dell’Essenza) (orig. tur. Lübb’ül-Lübb, Özün Özü), p. 19.
  40. Muhyiddin Ibn ‘Arabi, Lubb al-Lubb (L’Essenza dell’Essenza), p. 19.
  41. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 239.
  42. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 119.
  43. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 119.
  44. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 119.
  45. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 119.
  46. G. I. Gurdjieff, Vedute dal Mondo Reale (orig. tur. Gerçek Dünyadan Manzaralar), Istanbul: Ruh ve Madde Yayınları, 1995, p. 70.
  47. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  48. Eckhart Tolle, Un Nuovo Mondo, p. 25.
  49. P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo: «Conoscere Sé Stessi», p. 458.
  50. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  51. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  52. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 28.
  53. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 28.
  54. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 28.
  55. Ergün Arıkdal, Lo Scopo della Vita: Vita Positiva, p. 306.
  56. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 239.
  57. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 126.
  58. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 126.
  59. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 67.
  60. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 187.
  61. Eckhart Tolle, Un Nuovo Mondo, p. 25.
  62. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 2, p. 277.
  63. Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso, p. 227.
  64. P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo: «Conoscere Sé Stessi», p. 458.
  65. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 4, p. 15.
  66. Maurice Nicoll, Commenti Psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, Vol. 1, p. 239.
  67. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 126.
  68. Sayyid Muhammad Nur al-Arabi, Sharh-i Kalam-i Imam Ali, p. 119.

Bibliografia

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