⏱ 17 min di lettura
La serenità e l’umiltà iniziano con un semplice ma sconvolgente promemoria: una casa enorme può stare in un camion, un’intera vita in una tomba.
Nel mondo moderno, viviamo tutti dentro un’illusione di espansione e crescita. Mentre inseguiamo case più grandi, veicoli più lussuosi, posizioni più elevate e sfere di influenza più vaste, non esitamo ad esagerare la nostra esistenza e il nostro potere. Eppure le scene ordinarie che incontriamo ogni giorno per le strade sussurrano a noi le lezioni metafisiche più profonde sui nostri limiti in questo mondo. Una di queste lezioni si nasconde in un’affermazione sconvolgente che ho incontrato giorni fa: “Una casa enorme sta in un camion di trasloco, un’intera vita in una tomba; sii sereno e umile, non esagerare te stesso.”
Questa affermazione semplice ma profonda presenta due immagini potenti che radono al suolo i palazzi di proprietà e identità che la mente umana costruisce sulla terra: il camion di trasloco e la tomba. Tutte le cose materiali che abbiamo accumulato nel corso di una vita, che abbiamo reclamato come “nostre”, sono così piccole e transitorie che stanno in un unico camion di trasloco. Inoltre, l’intera vita spesa nel raccogliere, proteggere e aumentare quelle cose; con tutte le sue gioie, i suoi desideri e le sue lotte; alla fine giace in una stretta tomba di due metri sottoterra. Questa verità che i saperi antichi e le fonti spirituali sussurrano all’umanità da secoli ci invita ad abbandonare l’autoesagerazione, a calmarci e ad accettare un’umiltà spirituale.
L’Illusione della Materia e l’Arte del Lasciar Andare
Una delle più grandi illusioni dell’uomo è trasformare la materia da “mezzo” a “fine”. Quelle grandi case che costruiamo negli anni lavorando duramente, che riempiamo con i nostri oggetti più preziosi, sono in realtà solo tende decorate per il nostro soggiorno temporaneo. La guida spirituale Silver Birch, il cui insegnamento illumina il mondo spirituale, ci ricorda questa transitorietà nella sua opera La Saggezza dall’Aldilà: “Non potrete mai possedere eternamente le vostre proprietà nel mondo materiale; siete solo custodi e amministratori temporanei di quella ricchezza sulla terra.” [1] Per quanto l’uomo accumuli ricchezze mondane, quando abbandona il corpo fisico, deve lasciare tutto dietro di sé [1].
Il dottor Bedri Ruhselman, pioniere della filosofia spirituale e dello spiritualismo sperimentale in Turchia, descrive in dettaglio nelle sue opere Spatyom (Lo Spazio dell’Aldilà) e Tra gli Spiriti come l’eccessivo attaccamento dell’uomo alla materia appesantisca l’anima e la precipiti in grande confusione (teşevvüş) nelle prime fasi dell’aldilà [2]. Secondo il dottor Bedri Ruhselman, coloro che vivono sulla terra solo per soddisfare il corpo e i desideri materiali, che concentrano tutta la loro consapevolezza su valori transitori, dopo aver passato la porta della morte, credono ancora di stare sulla terra e si dibattono in un grande vuoto, insoddisfazione e angoscia [3]. Perché nel regno spirituale non esistono quelle materie grezze e i mezzi di soddisfazione fisica; lì, l’unica valuta che ha valore è la capacità di compassione, amore e auto-sacrificio che l’anima ha accumulato sulla terra [4].
Per comprendere meglio questa verità, una seduta dell’aldilà tramandata dal dottor Bedri Ruhselman nella sua opera Tra gli Spiriti ci illumina:
Racconto: Il Prigioniero nel Tesoro d’Oro
C’era un uomo nei tempi antichi che aveva dedicato la sua intera vita ad accumulare oro e ricchezza [5]. Per nascondere la sua ricchezza materiale agli altri, aveva costruito un profondo e segreto deposito sotto la sua casa, ammucchiando tutta la sua ricchezza lì [6]. La sua unica preoccupazione nella vita era proteggere questo oro, passando le notti a scendere segretamente nel suo deposito a contemplare il suo tesoro. Un giorno, mentre era solo con il suo oro nel deposito, contrae la febbre tifoide, si indebolisce e muore di solitudine in questo rifugio oscuro di cui nessuno sapeva [6]. Duecento anni passano, il suo corpo marcisce, il deposito rimane sepolto sottoterra [6].
Tuttavia, l’anima dell’uomo inizia a vivere uno schiavitù terribile nel reame spatyom dell’aldilà [7]. La sua passione e il suo peso d’attaccamento all’oro sono così intensi che non può elevarsi spiritualmente e la sua consapevolezza rimane incatenata al buio deposito dove perse il suo oro per duecento anni [8]. Si immagina ancora di stare dentro quel deposito, cercando di proteggere il suo tesoro, soffrendo continuamente della perdita e della privazione [9]. Sebbene non abbia più un corpo fisico, come riflesso della sua avidità e desiderio terreni, sente una sete e un peso inesprimibili nella sua anima [10]. Negli strati più bassi dove dimorano gli spiriti non liberati dai legami mondani, soffre per duecento anni anhelo di possedere le materie terrene [9].
Lezione
La lezione da trarre da questo racconto è estremamente chiara: quell’uomo che accumula oro e ricchezza per una casa intera, sebbene il suo corpo fisico si dissolva nella terra, imprigiona l’anima nel buio deposito dell’illusione materiale. L’illusione di un uomo di possedere proprietà sulla terra è solo un sogno passeggero. Le menti che non sanno rinunciare, che non riescono a rendersi conto che un giorno abbandoneranno tutte le cose dietro il camion di trasloco, diventano le vittime delle prigioni che si costruiscono da sole [11]. Abbiamo affrontato il metodo spirituale di liberarsi da questo peso in anticipo nel nostro articolo Alleggerire il Carico: “Lasciar Andare” nel Viaggio Spirituale in dettaglio.

Mentre Un’Intera Vita Sta in Una Tomba: I Nostri Falsi Io e la Morte
La seconda parte della frase, “un’intera vita sta in una tomba” ci invita a liberarci non solo dalle nostre proprietà materiali, ma anche dai “falsi io” che abbiamo costruito con grande cura nel corso di una vita. L’uomo tesse una vasta armatura di titoli, successi, ruoli sociali e maschere egoiche mentre vive sulla terra. Crede di essere molto importante e indispensabile. Eppure quando bussa alla porta della morte, tutti quei titoli gloriosi, le pretese egoiche e l’enorme storia compressa in un’intera vita, silenziosamente si adattano alla terra buia di una stretta tomba.
G. I. Gurdjieff, uno dei più grandi maestri dell’insegnamento esoterico, sostiene nella sua opera Prospettive dal Mondo Reale che prima di rinascere, la morte deve venire, e ciò che deve morire è la fiducia errata dell’uomo nel suo sapere, la sua compiacenza e il suo egoismo: “Deve venire la morte prima della rinascita. Ciò che deve morire è la falsa fiducia dell’uomo in se stesso, la sua arroganza e l’egoismo. Il nostro egoismo deve essere spezzato.” [12]
P. D. Ouspensky, studente di Gurdjieff, nella sua opera magistrale Conoscere Se Stessi afferma che la più grande illusione è che l’uomo creda di essere “uno” [13]. Secondo Ouspensky, l’uomo non ha un “Io” fisso e permanente; è una moltitudine di piccoli “io” che cambiano continuamente con desideri istantanei, reazioni e influenze esterne [14]. Questa intuizione della filosofia orientale e del misticismo islamico trova anche corrispondenza nella filosofia occidentale: l’antica pratica stoica del memento mori (“ricorda che morirai”) insegna da secoli la consapevolezza della serenità e dell’umiltà, costruendo la coscienza di non dimenticare mai la morte. L’uomo non può svegliarsi finché non vede questa molteplicità dentro di sé e non cessa di chiamare “Io” questi cambiamenti istantanei e reazioni meccaniche [15]. Ciò che ci spinge all’autoesagerazione e all’orgoglio è questo senso di falso e artificiale “Io” [16].
L’antico insegnamento orientale del Libro Tibetano dei Morti (Bardo Thödol) insegna che per liberare la consapevolezza nel momento della morte, devono essere completamente abbandonate tutte le false identità e gli attaccamenti materiali della vita sulla terra [17]. Nel libro, al morente sono rivolti questi avvertimenti sconcertanti: “Stai lasciando questo mondo, ma non sei solo, la morte viene per tutti. Non aggrapparti a questo mondo con amore e debolezza. Se sentirai di essere legato alle proprietà mondane che hai lasciato e ti arrabbierai, questo sentimento influenzerà il tuo momento psicologico in modo che tu rimanga intrappolato nei livelli più bassi e sofferenti. Per questo, abbandona la dipendenza; scaccia completamente queste cose dal tuo cuore.” [17]
A questo proposito, il grande maestro Melâmî Seyyid Muhammed Nûr’ul Arabî trasmette un antico racconto che esemplifica meravigliosamente come ciò di cui siamo occupati durante la vita diventerà lo specchio che ci confronterà nel momento della morte:
Racconto: Lo Specchio della Morte del Venditore di Asini
C’era un uomo nei tempi antichi che aveva passato tutta la sua vita comprando e vendendo asini nei mercati, facendo affari e spettacoli con gli asini [18]. La mente di quest’uomo era occupata ad ogni momento mentre era sveglio dai prezzi degli asini, dai loro denti, dalla loro capacità di trasporto del carico e dal profitto che avrebbe ottenuto. L’unico valore nella sua vita era questa occupazione commerciale che riempiva la sua mente; non aveva intrapreso alcun lavoro spirituale interno che nutrisse la sua anima e la rivolgesse verso l’amore divino e la saggezza.
Alla fine giunge alla fine della sua vita e cade nell’agonia della morte [18]. In quel momento, appare nella sua stanza l’angelo della morte Azrail, manifestazione dell’attributo della maestà divina, per prendere la sua anima [18]. Ma l’uomo comincia a gridare con terrore alle persone intorno a lui: “Oh genti! Non vedete questo asino nero con il sacco sulla schiena davanti a me? È venuto il suo padrone, vuole prendermi la vita!” [18] L’uomo vede l’angelo della morte stesso nella forma di quel nero asino con sacco che ha riempito la sua mente e il suo cuore per tutta la vita. Dopo questo racconto, Seyyid Muhammed Nûr’ul Arabî fa questa profonda osservazione: “In questo mondo, chiunque ami qualcosa e si concentri su di essa, appare nella forma di quella cosa al momento della morte e nell’aldilà.” [18]
Lezione
La lezione da trarre da questo racconto è che con cosa riempiamo la nostra vita diventa l’unico specchio che ci sarà presentato sulla soglia della tomba. Se riempiamo la nostra vita con desideri materiali, autoesagerazione e ambizioni mondane, la nostra consapevolezza al momento della morte e dopo non può liberarsi dalla schiavitù di quelle forme grezze e basse [19]. La tomba contiene non solo il nostro corpo, ma anche i falsi io che abbiamo nutrito nel nostro cuore per una vita intera [10].
Serenità e Umiltà: Lo “Stato di Nullità”
L’ultima e più guaritrice parte della frase è questa: “Sii sereno e umile, non esagerare te stesso.” È qui che la serenità e l’umiltà si presentano come due virtù sorelle che si nutrono a vicenda: una rappresenta la quiete interiore di fronte alle tempeste del mondo esterno, l’altra rappresenta un’umiltà che accetta la propria piccolezza.
Negli insegnamenti sufici antichi e nella moderna filosofia spirituale, il cammino che consente all’uomo di abbandonare l’autoesagerazione e di calmarsi passa attraverso lo “stato di nullità” e la “serenità” [20]. Il grande mistico islamico Muhyiddin Ibn Arabi, nella sua opera Tefsir-i Kebir Te’vilat, afferma che la più grande trappola in cui l’uomo può cadere sulla terra è l'”autocompiacenza” (ucb) e trasmette il detto del Profeta: “Se non aveste commesso alcun peccato, temerei per voi una cosa più grave del peccato: l’autocompiacenza…” [21] Secondo Ibn Arabî, fin quando l’uomo attribuisce i suoi atti, le sue gentilezze e i suoi successi al suo ego, rimane superbo e vela da se stesso il divino; tuttavia, la fonte di tutte le cose è una sola e l’uomo nella sua essenza è un “nulla” [22].
Allo stesso modo, Üstad Ergün Arıkdal, che continua l’ecologia neo-spiritualista di Bedri Ruhselman, sostiene nella sua opera Conoscere Se Stessi che l’uomo sulla terra deve “considerare l’anima come un nemico” e distinguersi da quel suo egoismo egoistico (ego) per poter svegliarsi [23]. Secondo Üstad Ergün Arıkdal, il dominio sull’anima non significa eliminarla completamente, ma educarla e assoggettarla al comando dello spirito e della coscienza [24]. Nel momento in cui l’uomo cessa di identificarsi con le sue proprietà, le sue cose e il suo stesso corpo, raggiunge una libertà interiore [25]. L’uomo che può dire “possiedo una casa ma non sono la casa; guido un’auto ma l’auto non è la mia vera essenza” riesce a rimanere sereno tra i flussi transitori del mondo [25]. (Abbiamo affrontato la dimensione esistenziale di questa virtù nel nostro articolo L’Assenza nell’Esistenza: Umiltà in modo più approfondito.)
La guida spirituale Aquila Bianca sussurra nelle sue opere Non c’è Separazione nell’Amore e La Connessione tra Due Mondi che la chiave più grande del cammino spirituale è la “serenità” e il “calmarsi” [26]: “Mantenetevi sereni. Siate profondamente sereni e tranquilli dentro di voi. Desiderate, e Dio o la vostra guida spirituale vi aiuterà… Le forze creative dell’universo si trovano nel silenzio. Come l’amore e la saggezza, anche la serenità è dinamica e porta con sé un grande potere spirituale.” [27]
Uno dei più bei simboli che spiega il nostro processo di calmarci nello sviluppo spirituale sulla terra è il simbolo della “Pietra Grezza” utilizzato nelle antiche scuole di iniziazione:
Racconto: Il Tempio della Pietra Levigata
Nelle antiche scuole di inziazione dei templi, il viaggio spirituale dell’anima umana sulla terra veniva spiegato agli studenti principianti con questo simbolo: l’anima umana era concepita come un tempio sublime nei cieli [28]. La manifestazione di ogni anima in corpi sulla terra era simbolizzata come un blocco di pietra grezzo, angolare e disordinato che sarebbe stato utilizzato nella costruzione di quel tempio [28].
La vita sulla terra è un laboratorio di scultura di pietra [29]. Tutte le difficoltà, i dolori e le prove che incontriamo sono in realtà i colpi di scalpello e martello che scendono per levigare gli angoli di quella pietra grezza, correggerla e renderla liscia [29]. Se l’uomo sa affrontare questi test di vita con pazienza, senza ribellione, con serenità e fiducia, quella pietra grezza lentamente si illumina e diventa una pietra di fondazione perfetta degna di essere collocata nella base del tempio celeste [30]. Tuttavia, le pietre che si rifiutano di abbandonare la loro resistenza e il loro orgoglio, che si oppongono con rabbia ai colpi del martello e non si lasciano levigare, non si adattano alla struttura del tempio e vengono scartate [29].
Lezione
Ogni dolore che incontriamo in questo mondo è in realtà un dono divino per levigare i nostri angoli di orgoglio e presunzione [28]. L’uomo che si esagera e resiste per preservare i suoi angoli si ferisce sulla strada e rimane indietro [29]. Mentre la levigatura della pietra, cioè la realizzazione della “nullità” umana e la dimostrazione di serenità e umiltà, lo rende parte della totalità universale e del tempio divino [29].
Conclusione
“Una casa enorme sta in un camion di trasloco, un’intera vita sta in una tomba.” Questa sconvolgente realtà non dovrebbe portarci al pessimismo o al ritrarci dalla vita. Al contrario, questa consapevolezza è una porta di libertà straordinaria che ci consente di scaricare e alleggerire il grave peso del mondo sulle nostre anime [1].
Quando comprendiamo che tutto ciò che possediamo sulla terra è un deposito temporaneo, che il nostro corpo e i nostri ruoli sociali sono solo abiti passeggeri indossati in questa scuola terrestre, una profonda serenità ci riempie [31]. Allora non rimane in noi né la paura di perdere qualcosa, né il desiderio di essere superiori agli altri [32]. Abbandonando l’autoesagerazione, scopriamo quanto siamo piccoli davanti al magnifico ordine dell’universo, ma allo stesso tempo quanto siamo preziosi come parte di quell’ordine [1].
Lasciamo che il principio di serenità e umiltà penetri nelle nostre menti, rinunciamo all’autoesagerazione. Perché le cose che rimarranno dietro il camion di trasloco e i falsi io che marciscono nell’oscurità della tomba non siamo noi [33]. Siamo quell’anima eterna e immortale che non può stare in una stretta tomba [1]. Completare questo breve soggiorno nella scuola terrestre levigando i nostri angoli con amore e pazienza, nella serenità, è la più grande saggezza [34].
Note a Piè di Pagina e Dettagli di Citazione
- [1] Silver Birch, La Saggezza dall’Aldilà, p. 18
- [2] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 20; Bedri Ruhselman, Spatyom, p. 11
- [3] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 21-22
- [4] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 25
- [5] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 90-95
- [6] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 92
- [7] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 93-94
- [8] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 92-94
- [9] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 94
- [10] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 95
- [11] Ergün Arıkdal, Conoscere Se Stessi, p. 342
- [12] P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo “Conoscere Se Stessi”, p. 47
- [13] P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo “Conoscere Se Stessi”, p. 27
- [14] P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo “Conoscere Se Stessi”, p. 27-28
- [15] P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo “Conoscere Se Stessi”, p. 101, 155-157
- [16] P. D. Ouspensky, La Realtà dell’Uomo “Conoscere Se Stessi”, p. 183-189
- [17] Il Libro Tibetano dei Morti, Libro II, Capitolo 1
- [18] Seyyid Muhammed Nûr’ul Arabî, Commentario sulle Parole dell’Imam Ali, p. 152-153
- [19] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 20; Seyyid Muhammed Nûr’ul Arabî, Commentario sulle Parole dell’Imam Ali, p. 153
- [20] Ergün Arıkdal, Conoscere Se Stessi, p. 76; Seyyid Muhammed Nûr’ul Arabî, Commentario sulle Parole dell’Imam Ali, p. 153
- [21] Muhyiddin Ibn Arabi, Essenza dell’Essenza, p. 36
- [22] Muhyiddin Ibn Arabi, Essenza dell’Essenza, p. 36-40
- [23] Ergün Arıkdal, Conoscere Se Stessi, p. 76
- [24] Ergün Arıkdal, Conoscere Se Stessi, p. 76, 168
- [25] Ergün Arıkdal, Conoscere Se Stessi, p. 168
- [26] Aquila Bianca, Non c’è Separazione nell’Amore, p. 81-85
- [27] Aquila Bianca, La Connessione tra Due Mondi, p. 70; Aquila Bianca, Non c’è Separazione nell’Amore, p. 81
- [28] Aquila Bianca, La Connessione tra Due Mondi, p. 105
- [29] Aquila Bianca, La Connessione tra Due Mondi, p. 106-110
- [30] Aquila Bianca, La Connessione tra Due Mondi, p. 105-110
- [31] Aquila Bianca, Non c’è Separazione nell’Amore, p. 81; Il Libro Tibetano dei Morti, Libro II, Capitolo 1
- [32] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 20
- [33] Bedri Ruhselman, Tra gli Spiriti, p. 20; Il Libro Tibetano dei Morti, Libro II, Capitolo 1
- [34] Aquila Bianca, La Connessione tra Due Mondi, p. 106-110; Silver Birch, La Saggezza dall’Aldilà, p. 18
Bibliografia
- Arıkdal, Ergün. Conoscere Se Stessi-1, 2, 3. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Arıkdal, Ergün. Principi Esistenziali. Istanbul: Edizioni Bilyay Vakfı.
- Aquila Bianca (canale Grace Cooke). La Connessione tra Due Mondi. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Aquila Bianca (canale Grace Cooke). Non c’è Separazione nell’Amore. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Cayce, Edgar. Il Destino dell’Uomo. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Cayce, Edgar. Il Linguaggio dei Sogni. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Cannon, Dolores. Oltre la Morte. Istanbul: Edizioni Oltre il Confine.
- Gurdjieff, G. I. Prospettive dal Mondo Reale. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Silver Birch. La Saggezza dall’Aldilà. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Ibn Arabi, Muhyiddin. Grande Commento Interpretativo (1. e 2. Volume). Istanbul: Edizioni Kabalcı.
- Nicoll, Maurice. Interpretazioni Psicologiche sulla Dottrina di Gurdjieff e Ouspensky (Volume-1, 2, 3). Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Ouspensky, P. D. Conoscere Se Stessi. Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Ruhselman, Bedri. Tra gli Spiriti. Istanbul: Edizioni Gayret Kitabevi.
- Ruhselman, Bedri. Spatyom (Lo Spazio dell’Aldilà). Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.
- Seyyid Muhammed Nûr’ul Arabî. Prova dei Viaggiatori (Commentario sulle Parole dell’Imam Ali). Istanbul: Edizioni Kutup Yıldızı.
- Il Libro Tibetano dei Morti (Bardo Thödol). (Tradotto da Yalçın Alpay). Istanbul: Edizioni Ruh e Madde.